Pubblicata da Inail l’edizione 2015 di un volume che affronta i temi della salute di alunni e personale, la sicurezza sul lavoro negli istituti scolastici, la prevenzione, la salubrità degli ambienti, analizzando due aspetti chiave: qualità dell’aria ed ergonomia.
Clicca sul link per scaricare il testo INAIL
Il blog si rivolge a tutti i professionisti, e non, che ogni giorno hanno a che fare con il mondo della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Scopo del blog è quello di trattare argomenti che ancora oggi pochi rispettano o tendono a sottovalutare, nella speranza che gli infortuni saranno presto solamente un lontano ricordo e che tutti possano tornare a casa stanchi si ma sani.
giovedì 10 settembre 2015
NAPO IN... SITUAZIONE SITUAZIONE DA SHOCK
L’elettricità fa parte in modo essenziale e familiare della vita di ogni giorno ma può causare infortuni anche letali alle persone o causare danni se non gestita con attenzione. Semplici precauzioni possono essere prese per ridurre in modo significativo i rischi di infortunio quando si lavora con o vicino ai cavi elettrici. “Napo in.. Situazioni da shock!” descrive alcuni di questi rischi : brevi storie mostrano Napo alle prese con vari rischi elettrici e le storie più lunghe riguardano l’organizzazione e i rapporti di lavoro. Il pericolo è rappresentato con una piccola figura disegnata con un arco elettrico di colore celeste. Il film è pensato per illustrare alcuni dei possibili rischi, per favorire la discussione e per portare a prassi lavorative più sicure.
LA RIFORMA DELLE ESECUZIONI IMMOBILIARI NEL D.L. 83/2015: NOVITA' PER IL CTU E L'ESPERTO DEL GIUDICE
Il D.L. 27/06/2015, n. 83 (convertito in legge dalla L. 132/2015) ha introdotto agli articoli 1215 rilevanti modifiche alla disciplina delle procedure esecutive, alcune delle quali di grande rilevanza per l’attività del tecnico chiamato ad operare in dette procedure in qualità di CTU,
Esperto del giudice o stimatore, perché impattanti sui criteri di stima degli immobili e sul calcolo dei compensi professionali.
Legge 6 Agosto 2015, n.132
(fonte Legislazione Tecnica)
Esperto del giudice o stimatore, perché impattanti sui criteri di stima degli immobili e sul calcolo dei compensi professionali.
Legge 6 Agosto 2015, n.132
(fonte Legislazione Tecnica)
martedì 28 luglio 2015
mercoledì 1 luglio 2015
ATTESTATI FALSI E CHIUSURE REALI - TRATTO DA "IL MENSILE DELLA SICUREZZA"
Una serie di accertamenti, ancora in corso, condotti dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Venezia, coordinati da Pubblico Ministero Sergio Dini, hanno portato alla luce un sistema di false attestazioni riguardanti corsi sulla sicurezza mai svolti.
Risultano ad oggi oltre 30 persone indagate, tutte di nazionalità cinese titolari di 15 attività, 8 delle quali sono state immediatamente chiuse e poste sotto sequestro. Diversa la tipologia delle aziende (bar, laboratori artigianali, centri estetici, bazar minimarket, stirerie) ma tutte con il medesimo sistema: invece di mandare i propri lavoratori ad effettuare i corsi di formazione, trovavano più comodo “comprare” direttamente gli attestati di frequenza da un falsario di Padova (unico italiano tra gli indagati) senza mai svolgere i corsi previsti come obbligatori dal D.Lgs. 81/08 e sue smi.
Secondo il decreto, altrimenti definito Testo Unico sulla Sicurezza (TUS), tutte le figure che in azienda si occupano di sicurezza:
RSPP – RLS -ADDETTO ANTINCENDIO -ADDETTO PRIMOSOCCORSO – eventuali DIRIGENTI E PREPOSTI – tutti i LAVORATORI
hanno l’obbligo di ricevere una adeguata formazione in materia di prevenzione e e protezione, quest’obbligo ricade ineluttabilmente sul Datore di Lavoro, che in caso di non ottemperanza rischia – come si è visto – sanzioni, procedimenti penali e l’arresto, in questo caso i reati contestati sono stati Falso in atto pubblico e Violazione della disciplina sulla sicurezza sul lavoro.
Ma le pene possono anche inasprirsi in caso di infortuni o decessi sul lavoro, che in questo caso fortunatamente non sono avvenuti. Se in seguito ad infortunio o un decesso, viene accertato che il datore di lavoro, non ha fornito la formazione necessaria, questi rischia l’incriminazione per omicidio colposo o lesioni colpose, e gli eventuali ENTI assicurativi e previdenziali possono in seguito rivolgersi in giudizio contro il datore di lavoro per il risarcimento dei danni riconosciuti al lavoratore.
Le resistenze maggiori che si riscontrano da parte dei datori di lavoro quando si tratta di formazione del personale, riguardano quasi sempre la “perdita” di tempo, sottratto all’attività lavorativa; i corsi sulla sicurezza infatti, come previsto dalla Conferenza Stato Regioni attuativa del Testo Unico Sicurezza devono essere fatti durante l’orario di lavoro.
Ma siamo sicuri che il giochino valga la candela? Probabilmente i 30 indagati hanno fatto male i loro calcoli!
Quasi tutte le società e gli enti di formazione (seri) che rilasciano gli attestati codificano ormai ogni attestato rilasciato con un identificativo che ne permette la tracciabilità; in questo modo le Autorità di controllo possono velocemente verificare e risalire alle generalità dell’Ente di Formazione, del Docente, all’ubicazione della sede del corso e della composizione della classe (tramite i registri) ed in fine possono controllare quali Enti Bilaterali o Parti Sociali siano state coinvolte nelle attività di formazione, cosi come richiesto dalla normativa.
Dotarsi di attestati fasulli è quindi inutile, perche mai potranno attestare tutto quel sistema di condivisione e certificazione che la legge richiede come obbligatorio per la formazione sulla sicurezza.
Nei giorni successivi agli accertamenti è arrivata un brutta ed inquietante sorpresa e cioè una lettera anonima contente minacce di morte rivolta al Maresciallo dei Carabinieri che dirige le attività in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Venezia; probabilmente questo è un segno che dietro gli attestati falsi ed il falsario individuato ci sono strutture ben organizzate per sfruttare lavoratori stranieri spesso costretti ai margini della legalità ed a subire condizioni di lavoro irregolari.
http://www.ilmensiledellasicurezza.it/attestati-falsi-e-chiusure-reali-sulla-sicurezza-non-si-scherza-reato-penale-e-chiusura-delle-attivita/
Risultano ad oggi oltre 30 persone indagate, tutte di nazionalità cinese titolari di 15 attività, 8 delle quali sono state immediatamente chiuse e poste sotto sequestro. Diversa la tipologia delle aziende (bar, laboratori artigianali, centri estetici, bazar minimarket, stirerie) ma tutte con il medesimo sistema: invece di mandare i propri lavoratori ad effettuare i corsi di formazione, trovavano più comodo “comprare” direttamente gli attestati di frequenza da un falsario di Padova (unico italiano tra gli indagati) senza mai svolgere i corsi previsti come obbligatori dal D.Lgs. 81/08 e sue smi.
Secondo il decreto, altrimenti definito Testo Unico sulla Sicurezza (TUS), tutte le figure che in azienda si occupano di sicurezza:
RSPP – RLS -ADDETTO ANTINCENDIO -ADDETTO PRIMOSOCCORSO – eventuali DIRIGENTI E PREPOSTI – tutti i LAVORATORI
hanno l’obbligo di ricevere una adeguata formazione in materia di prevenzione e e protezione, quest’obbligo ricade ineluttabilmente sul Datore di Lavoro, che in caso di non ottemperanza rischia – come si è visto – sanzioni, procedimenti penali e l’arresto, in questo caso i reati contestati sono stati Falso in atto pubblico e Violazione della disciplina sulla sicurezza sul lavoro.
Ma le pene possono anche inasprirsi in caso di infortuni o decessi sul lavoro, che in questo caso fortunatamente non sono avvenuti. Se in seguito ad infortunio o un decesso, viene accertato che il datore di lavoro, non ha fornito la formazione necessaria, questi rischia l’incriminazione per omicidio colposo o lesioni colpose, e gli eventuali ENTI assicurativi e previdenziali possono in seguito rivolgersi in giudizio contro il datore di lavoro per il risarcimento dei danni riconosciuti al lavoratore.
Le resistenze maggiori che si riscontrano da parte dei datori di lavoro quando si tratta di formazione del personale, riguardano quasi sempre la “perdita” di tempo, sottratto all’attività lavorativa; i corsi sulla sicurezza infatti, come previsto dalla Conferenza Stato Regioni attuativa del Testo Unico Sicurezza devono essere fatti durante l’orario di lavoro.
Ma siamo sicuri che il giochino valga la candela? Probabilmente i 30 indagati hanno fatto male i loro calcoli!
Quasi tutte le società e gli enti di formazione (seri) che rilasciano gli attestati codificano ormai ogni attestato rilasciato con un identificativo che ne permette la tracciabilità; in questo modo le Autorità di controllo possono velocemente verificare e risalire alle generalità dell’Ente di Formazione, del Docente, all’ubicazione della sede del corso e della composizione della classe (tramite i registri) ed in fine possono controllare quali Enti Bilaterali o Parti Sociali siano state coinvolte nelle attività di formazione, cosi come richiesto dalla normativa.
Dotarsi di attestati fasulli è quindi inutile, perche mai potranno attestare tutto quel sistema di condivisione e certificazione che la legge richiede come obbligatorio per la formazione sulla sicurezza.
Nei giorni successivi agli accertamenti è arrivata un brutta ed inquietante sorpresa e cioè una lettera anonima contente minacce di morte rivolta al Maresciallo dei Carabinieri che dirige le attività in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Venezia; probabilmente questo è un segno che dietro gli attestati falsi ed il falsario individuato ci sono strutture ben organizzate per sfruttare lavoratori stranieri spesso costretti ai margini della legalità ed a subire condizioni di lavoro irregolari.
http://www.ilmensiledellasicurezza.it/attestati-falsi-e-chiusure-reali-sulla-sicurezza-non-si-scherza-reato-penale-e-chiusura-delle-attivita/
mercoledì 24 giugno 2015
RISCHI IN NEGOZIO
In allegato vogliamo riportare una brevissima ma utilissima scheda in merito ad alcuni rischi che si possono verificare in attività commerciali presenti nei negozi o simili.
Una scheda tecnica, dal titolo “ Rischi in negozio”, è dedicata espressamente ai rischi delle diverse attività che si possono svolgere nel settore del commercio. Dal ricevimento dei clienti, all’attività vera e propria di vendita, dalla sistemazione e esposizione di scatole o di prodotti nelle apposite scaffalature o vetrine, alla pulizia del negozio e dei servizi igienici. Senza dimenticare che in alcune attività commerciali sono presente altre attività accessorie, come ad esempio le attività sartoriali (realizzazione orli, misure abiti su misura, ecc.).
La scheda ricorda che gli spazi di lavoro in cui operano gli operatori “devono essere organizzati al meglio, al fine di evitare di dover frequentare ambienti divenuti eccessivamente ristretti a causa di prodotti esposti in modo disordinato o scaffalature di esposizione posizionate in maniera poco corretta”.
Questa un breve classificazione dei principali fattori di rischio nei negozi (con riferimento anche alle attività sartoriali):
- “disturbi muscolo-scheletrici per posture scorrette;
- scivolamenti e cadute a livello;
- stress psicofisico (dovuto alla routine);
- affaticamento visivo;
- punture e tagli alle mani durante le operazioni di cucito;
- movimentazione manuale dei carichi;
- cadute dall’alto (per utilizzo delle scale);
- contatto con sostanze irritanti;
- inalazione polveri”.
LE POSTAZIONI DI LAVORO IN UFFICIO. 10 DOMANDE E RISPOSTE
Di seguito riportiamo 10 domande e risposte utili ai fini della sicurezza in ufficio.
Spesso quando andiamo a valutare la sicurezza e quindi i rischi e pericoli negli uffici non è raro trovarsi di fronte personale e datori di lavoro che esordiscono con un semplice :" tanto sono attività semplici, non ci sono rischi siamo in ufficio".
Colgo l'occasione per riportare una pubblicazione della rivista "Punto Sicuro" a sua volta tratta da un documento pubblicato da SUVA-CFSL ai fini della divulgazione della materia, ancora oggi troppo sottovalutata.
Le 10 domande più frequenti sul tema della postazione di lavoro in ufficio
1. Quando e perché il lavoro in ufficio può diventare stressante?
Più sono i fattori di disturbo presenti sul posto e nell'ambiente di lavoro, più aumenta lo stress.
Possono costituire un problema fattori come un'illuminazione inadeguata, il rumore, un microclima non favorevole, ma anche difetti di vista non adeguatamente corretti ed elementi di natura psicofisica.
Il lavoro d'ufficio, inoltre, viene svolto prevalentemente stando seduti e la tensione statica della muscolatura favorisce l'insorgere di vari disturbi, specie se si assumono posture forzate a causa di postazioni di lavoro non disposte in maniera corretta. Si tratta quasi sempre di problemi muscolari e alla schiena di natura cronica, che eventuali tensioni psicologiche possono ulteriormente incrementare.
2. Quali sono le principali cause di infortunio e come si possono prevenire?
Più della metà degli infortuni sul lavoro si verifica nel settore dei servizi e quasi sempre si tratta di inciampi e cadute. Le relative cause sono da ricondurre a difetti tecnici e di costruzione (per es. usura, errore di progettazione), problemi di organizzazione (per es. sovraccarico di lavoro, tempi troppo ridotti, clima di lavoro negativo) e fattori umani (distrazione, fretta, stanchezza). Ogni anno il 5% dei lavoratori subisce un infortunio in ufficio, il che si traduce da un lato in periodi di assenza, dall'altro in ore straordinarie a carico di altri collaboratori. Per evitare tali infortuni, in ufficio bisogna fare attenzione a collocare, sollevare e trasportare gli oggetti in maniera corretta come pure a lasciare libere tutte le vie di circolazione. Anche cassetti e canaline dei cavi aperti, versamenti di liquidi sul pavimento o angoli rialzati dei tappeti possono essere causa di infortunio, dunque sono situazioni da evitare o a cui porre tempestivamente rimedio.
3. Come regolare sedia e scrivania?
Ogni persona ha una propria conformazione fisica e dunque anche sedia e scrivania dovrebbero
essere regolate secondo tali caratteristiche individuali. Non si tratta solo di tenere conto della statura, ma anche del peso e della lunghezza degli arti. Per una postura seduta corretta, si fa riferimento ai gomiti: la scrivania va regolata alla loro altezza, senza sollevare le spalle. Si raccomanda anche di lavorare in piedi, di tanto in tanto. È possibile farlo con le scrivanie dotate di regolazione elettrica dell'altezza, i tavolini alti o i piani di appoggio rialzati, che possono essere utilizzati per prendere appunti, brevi telefonate o riunioni con i colleghi. Anche per le scrivanie alte vale la stessa regola, ossia il piano deve essere regolato all'altezza dei gomiti.
Una sedia ergonomica ha uno schienale regolabile in altezza o un supporto lombare regolabile a parte. La curvatura dello schienale deve trovarsi all'altezza delle vertebre lombari. Inoltre, è
importante che l'altezza della sedia nonché la profondità della seduta siano regolabili. I braccioli di supporto non sono obbligatori ma, se presenti, devono poter essere spostati indietro per evitare che si incastrino sul bordo della scrivania. Una postura seduta corretta al videoterminale presuppone che il corpo sia ben diritto. I piedi devono appoggiare completamente sul pavimento mentre cosce e parte inferiore delle gambe devono formare un angolo di 90 gradi rispetto al pavimento, evitando così punti di compressione che ostacolano la circolazione del sangue.
4. Qual è la disposizione migliore di un posto di lavoro al videoterminale?
La disposizione di un posto di lavoro al videoterminale prevede un corretto posizionamento di sedia, schermo, tastiera e mouse, che vanno considerati come un'unità. È importante che siano allineati su uno stesso asse e che il mouse si trovi più vicino possibile alla tastiera. I documenti devono essere posizionati tra la tastiera e lo schermo, non davanti alla tastiera. La distanza della tastiera dal bordo della scrivania deve essere di 10-15 cm. Se si hanno problemi alle spalle, ai gomiti o alle articolazioni delle mani, bisogna utilizzare una tastiera senza blocco numerico al fine di ridurre al minimo il carico laterale sulle articolazioni interessate. Lo schermo deve essere posizionato in modo da non dover ruotare il corpo, evitando riflessi e abbagli sul monitor provenienti da fonti di luce. La distanza ideale tra lavoratore e schermo è pari alla lunghezza di un braccio mentre l'altezza ideale è quella di un palmo sotto gli occhi.
5. Quali sono i requisiti di una corretta illuminazione?
Il posto di lavoro deve essere possibilmente illuminato con luce naturale, evitando fastidiosi effetti di abbagliamento. Ma poiché ciò non è possibile in molti casi, è necessario assicurare una buona illuminazione artificiale di almeno 500 Lux. Considerato che il fabbisogno di luce aumenta con il passare degli anni, può essere d'aiuto dotare la postazione di lavoro di una lampada individuale, facendo naturalmente attenzione ai collaboratori più giovani per non abbagliarli. È possibile evitare tale situazione, organizzando adeguatamente il posto di lavoro o servendosi di elementi divisori o di schermatura della luce, come pannelli insonorizzati o piante. In questo caso, è importante prestare attenzione a non impedire il passaggio della luce naturale o la vista sull'esterno.
6. Quanto spazio deve mettermi a disposizione il datore di lavoro?
In prossimità diretta del posto di lavoro, per motivi di sicurezza, bisogna garantire un'adeguata libertà di movimento. Ciò significa disporre di un piano della scrivania che misuri minimo 160 x 80 cm, per un'adeguata superficie di appoggio, e di uno spazio di movimento di almeno 100 cm per la sedia tra bordo della scrivania e ostacolo più vicino nella parte posteriore. Se tale ostacolo è rappresentato da un archivio con cassetti estraibili, si fa riferimento alle misure a cassetti aperti. Molto importanti anche l'accesso alla postazione personale, che dev'essere almeno 60 cm, e le vie di circolazione, larghe almeno 80 cm. Inoltre, è necessario assicurare uno spazio per riporre il materiale necessario al lavoro e uno per gli oggetti personali, come soprabito, ombrello e borsa. Una semplice regola empirica prevede 8 – 10 m² di spazio per posto di lavoro, ma per attività più complesse o gruppi più grandi, dati i maggiori fattori di disturbo (come il livello di rumore) le dimensioni vanno aumentate a 12 – 15 m². Oltre alla stanza riservata ai colloqui, fanno parte del posto di lavoro le toilette e una zona di riposo bene illuminata con vista sull'esterno. È importante tener conto di questi spazi supplementari sin dalla fase di pianificazione di un ufficio.
7. Quali sono le condizioni climatiche più adeguate di un ufficio?
Le condizioni climatiche influenzano la nostra salute e, come per lo stress, la sensibilità varia da persona a persona. Spesso basta parlarsi tra colleghi per regolare al meglio la temperatura ambiente.
I seguenti valori indicativi di una temperatura ambiente ideale sono comunque validi per la gran parte dei casi: d'inverno la temperatura va impostata sui 21-23 °C, d'estate si può arrivare a 25 °C.
L'umidità ideale dell'aria è tra il 30 e il 65%. Per aumentare la sensazione di benessere, si possono disporre delle piante mentre arieggiare regolarmente gli ambienti permette di evitare un affaticamento precoce. Al di sotto del 30% di umidità relativa, è opportuno bere più acqua.
8. Come si può evitare lo stress in ufficio?
La sensibilità allo stress varia da una persona all'altra. Quello che disturba uno, è indifferente all'altro.
Per esempio, lavorare sotto pressione può essere motivante per qualcuno mentre altri reagiscono con attacchi di panico. In linea generale, bisogna evitare sia i carichi di lavoro eccessivi che quelli insufficienti. Anche un buon clima di lavoro, che garantisca possibilità di formazione e sviluppo, può contribuire a ridurre lo stress. Ogni persona deve riconoscere i propri sintomi di stress, prenderli sul serio e reagire tempestivamente – con opportuni colloqui, con tecniche personali di gestione dello stress, o anche ricorrendo a una consulenza medica. Sul sito stressnostress.ch, troverete informazioni utili, una lista di controllo e possibili soluzioni sul tema dello stress.
9. Quali sono i fattori di disturbo da evitare in ufficio?
La percezione varia da una persona all'altra. Una determinata cosa può apparirci utile, piacevole o sgradevole e ciò dipende dall'entità o dalle circostanze. Possono essere fattori di disturbo la temperatura, le correnti d'aria, il livello di rumore, lo squillo del telefono o gli apparecchi che non funzionano (computer, stampante, ecc.). Anche conversazioni private o professionali tra collaboratori nello stesso ufficio possono essere avvertite come un disturbo, a seconda del carico di lavoro e del livello di rumore in quel momento. Per questo è importante mettere a disposizione un'apposita stanza per i colloqui e, possibilmente, collocare gli apparecchi più usati in un ambiente separato.
10. Quali sono i diritti e i doveri di datori di lavoro e lavoratori?
I diritti e i doveri di datori di lavoro e lavoratori riguardo alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute sono disciplinati dal D.lgs.81/08. Vengono spesso precisati in dettaglio nei contratti collettivi di lavoro con allegato regolamento. Così, per esempio, il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per la tutela della salute e dell'integrità personale allo scopo di prevenire infortuni sul lavoro e malattie professionali nonché di adeguare il posto di lavoro allo stato della tecnica e alle circostanze. I lavoratori vengono chiamati a collaborare per tutto quanto riguarda la tutela della salute e sono tenuti a loro volta a supportare il datore di lavoro nell'attuazione delle prescrizioni.
Si riporta una scheda riassuntiva sui rischi per le attività d'ufficio
Spesso quando andiamo a valutare la sicurezza e quindi i rischi e pericoli negli uffici non è raro trovarsi di fronte personale e datori di lavoro che esordiscono con un semplice :" tanto sono attività semplici, non ci sono rischi siamo in ufficio".
Colgo l'occasione per riportare una pubblicazione della rivista "Punto Sicuro" a sua volta tratta da un documento pubblicato da SUVA-CFSL ai fini della divulgazione della materia, ancora oggi troppo sottovalutata.
Le 10 domande più frequenti sul tema della postazione di lavoro in ufficio
1. Quando e perché il lavoro in ufficio può diventare stressante?
Più sono i fattori di disturbo presenti sul posto e nell'ambiente di lavoro, più aumenta lo stress.
Possono costituire un problema fattori come un'illuminazione inadeguata, il rumore, un microclima non favorevole, ma anche difetti di vista non adeguatamente corretti ed elementi di natura psicofisica.
Il lavoro d'ufficio, inoltre, viene svolto prevalentemente stando seduti e la tensione statica della muscolatura favorisce l'insorgere di vari disturbi, specie se si assumono posture forzate a causa di postazioni di lavoro non disposte in maniera corretta. Si tratta quasi sempre di problemi muscolari e alla schiena di natura cronica, che eventuali tensioni psicologiche possono ulteriormente incrementare.
2. Quali sono le principali cause di infortunio e come si possono prevenire?
Più della metà degli infortuni sul lavoro si verifica nel settore dei servizi e quasi sempre si tratta di inciampi e cadute. Le relative cause sono da ricondurre a difetti tecnici e di costruzione (per es. usura, errore di progettazione), problemi di organizzazione (per es. sovraccarico di lavoro, tempi troppo ridotti, clima di lavoro negativo) e fattori umani (distrazione, fretta, stanchezza). Ogni anno il 5% dei lavoratori subisce un infortunio in ufficio, il che si traduce da un lato in periodi di assenza, dall'altro in ore straordinarie a carico di altri collaboratori. Per evitare tali infortuni, in ufficio bisogna fare attenzione a collocare, sollevare e trasportare gli oggetti in maniera corretta come pure a lasciare libere tutte le vie di circolazione. Anche cassetti e canaline dei cavi aperti, versamenti di liquidi sul pavimento o angoli rialzati dei tappeti possono essere causa di infortunio, dunque sono situazioni da evitare o a cui porre tempestivamente rimedio.
3. Come regolare sedia e scrivania?
Ogni persona ha una propria conformazione fisica e dunque anche sedia e scrivania dovrebbero
essere regolate secondo tali caratteristiche individuali. Non si tratta solo di tenere conto della statura, ma anche del peso e della lunghezza degli arti. Per una postura seduta corretta, si fa riferimento ai gomiti: la scrivania va regolata alla loro altezza, senza sollevare le spalle. Si raccomanda anche di lavorare in piedi, di tanto in tanto. È possibile farlo con le scrivanie dotate di regolazione elettrica dell'altezza, i tavolini alti o i piani di appoggio rialzati, che possono essere utilizzati per prendere appunti, brevi telefonate o riunioni con i colleghi. Anche per le scrivanie alte vale la stessa regola, ossia il piano deve essere regolato all'altezza dei gomiti.
Una sedia ergonomica ha uno schienale regolabile in altezza o un supporto lombare regolabile a parte. La curvatura dello schienale deve trovarsi all'altezza delle vertebre lombari. Inoltre, è
importante che l'altezza della sedia nonché la profondità della seduta siano regolabili. I braccioli di supporto non sono obbligatori ma, se presenti, devono poter essere spostati indietro per evitare che si incastrino sul bordo della scrivania. Una postura seduta corretta al videoterminale presuppone che il corpo sia ben diritto. I piedi devono appoggiare completamente sul pavimento mentre cosce e parte inferiore delle gambe devono formare un angolo di 90 gradi rispetto al pavimento, evitando così punti di compressione che ostacolano la circolazione del sangue.
4. Qual è la disposizione migliore di un posto di lavoro al videoterminale?
La disposizione di un posto di lavoro al videoterminale prevede un corretto posizionamento di sedia, schermo, tastiera e mouse, che vanno considerati come un'unità. È importante che siano allineati su uno stesso asse e che il mouse si trovi più vicino possibile alla tastiera. I documenti devono essere posizionati tra la tastiera e lo schermo, non davanti alla tastiera. La distanza della tastiera dal bordo della scrivania deve essere di 10-15 cm. Se si hanno problemi alle spalle, ai gomiti o alle articolazioni delle mani, bisogna utilizzare una tastiera senza blocco numerico al fine di ridurre al minimo il carico laterale sulle articolazioni interessate. Lo schermo deve essere posizionato in modo da non dover ruotare il corpo, evitando riflessi e abbagli sul monitor provenienti da fonti di luce. La distanza ideale tra lavoratore e schermo è pari alla lunghezza di un braccio mentre l'altezza ideale è quella di un palmo sotto gli occhi.
5. Quali sono i requisiti di una corretta illuminazione?
Il posto di lavoro deve essere possibilmente illuminato con luce naturale, evitando fastidiosi effetti di abbagliamento. Ma poiché ciò non è possibile in molti casi, è necessario assicurare una buona illuminazione artificiale di almeno 500 Lux. Considerato che il fabbisogno di luce aumenta con il passare degli anni, può essere d'aiuto dotare la postazione di lavoro di una lampada individuale, facendo naturalmente attenzione ai collaboratori più giovani per non abbagliarli. È possibile evitare tale situazione, organizzando adeguatamente il posto di lavoro o servendosi di elementi divisori o di schermatura della luce, come pannelli insonorizzati o piante. In questo caso, è importante prestare attenzione a non impedire il passaggio della luce naturale o la vista sull'esterno.
6. Quanto spazio deve mettermi a disposizione il datore di lavoro?
In prossimità diretta del posto di lavoro, per motivi di sicurezza, bisogna garantire un'adeguata libertà di movimento. Ciò significa disporre di un piano della scrivania che misuri minimo 160 x 80 cm, per un'adeguata superficie di appoggio, e di uno spazio di movimento di almeno 100 cm per la sedia tra bordo della scrivania e ostacolo più vicino nella parte posteriore. Se tale ostacolo è rappresentato da un archivio con cassetti estraibili, si fa riferimento alle misure a cassetti aperti. Molto importanti anche l'accesso alla postazione personale, che dev'essere almeno 60 cm, e le vie di circolazione, larghe almeno 80 cm. Inoltre, è necessario assicurare uno spazio per riporre il materiale necessario al lavoro e uno per gli oggetti personali, come soprabito, ombrello e borsa. Una semplice regola empirica prevede 8 – 10 m² di spazio per posto di lavoro, ma per attività più complesse o gruppi più grandi, dati i maggiori fattori di disturbo (come il livello di rumore) le dimensioni vanno aumentate a 12 – 15 m². Oltre alla stanza riservata ai colloqui, fanno parte del posto di lavoro le toilette e una zona di riposo bene illuminata con vista sull'esterno. È importante tener conto di questi spazi supplementari sin dalla fase di pianificazione di un ufficio.
7. Quali sono le condizioni climatiche più adeguate di un ufficio?
Le condizioni climatiche influenzano la nostra salute e, come per lo stress, la sensibilità varia da persona a persona. Spesso basta parlarsi tra colleghi per regolare al meglio la temperatura ambiente.
I seguenti valori indicativi di una temperatura ambiente ideale sono comunque validi per la gran parte dei casi: d'inverno la temperatura va impostata sui 21-23 °C, d'estate si può arrivare a 25 °C.
L'umidità ideale dell'aria è tra il 30 e il 65%. Per aumentare la sensazione di benessere, si possono disporre delle piante mentre arieggiare regolarmente gli ambienti permette di evitare un affaticamento precoce. Al di sotto del 30% di umidità relativa, è opportuno bere più acqua.
8. Come si può evitare lo stress in ufficio?
La sensibilità allo stress varia da una persona all'altra. Quello che disturba uno, è indifferente all'altro.
Per esempio, lavorare sotto pressione può essere motivante per qualcuno mentre altri reagiscono con attacchi di panico. In linea generale, bisogna evitare sia i carichi di lavoro eccessivi che quelli insufficienti. Anche un buon clima di lavoro, che garantisca possibilità di formazione e sviluppo, può contribuire a ridurre lo stress. Ogni persona deve riconoscere i propri sintomi di stress, prenderli sul serio e reagire tempestivamente – con opportuni colloqui, con tecniche personali di gestione dello stress, o anche ricorrendo a una consulenza medica. Sul sito stressnostress.ch, troverete informazioni utili, una lista di controllo e possibili soluzioni sul tema dello stress.
9. Quali sono i fattori di disturbo da evitare in ufficio?
La percezione varia da una persona all'altra. Una determinata cosa può apparirci utile, piacevole o sgradevole e ciò dipende dall'entità o dalle circostanze. Possono essere fattori di disturbo la temperatura, le correnti d'aria, il livello di rumore, lo squillo del telefono o gli apparecchi che non funzionano (computer, stampante, ecc.). Anche conversazioni private o professionali tra collaboratori nello stesso ufficio possono essere avvertite come un disturbo, a seconda del carico di lavoro e del livello di rumore in quel momento. Per questo è importante mettere a disposizione un'apposita stanza per i colloqui e, possibilmente, collocare gli apparecchi più usati in un ambiente separato.
10. Quali sono i diritti e i doveri di datori di lavoro e lavoratori?
I diritti e i doveri di datori di lavoro e lavoratori riguardo alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute sono disciplinati dal D.lgs.81/08. Vengono spesso precisati in dettaglio nei contratti collettivi di lavoro con allegato regolamento. Così, per esempio, il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per la tutela della salute e dell'integrità personale allo scopo di prevenire infortuni sul lavoro e malattie professionali nonché di adeguare il posto di lavoro allo stato della tecnica e alle circostanze. I lavoratori vengono chiamati a collaborare per tutto quanto riguarda la tutela della salute e sono tenuti a loro volta a supportare il datore di lavoro nell'attuazione delle prescrizioni.
Si riporta una scheda riassuntiva sui rischi per le attività d'ufficio
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